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Torino Finestre e Porte | Infissi e Serramenti pvc, alluminio e legno

Informative

Cos'è la detrazione fiscale Irpef per ristrutturazione edilizia e miglioramento energetico, come funziona e a chi spetta. Guida detrazioni fiscali e Iva.

Cosa sono le detrazioni Irpef per ristrutturazione edilizia e miglioramento energetico?

Le detrazioni Irpef per ristrutturazione edilizia e miglioramento energetico riducono l'imposta lorda dovuta all'agenzia delle entrate per i redditi percepiti nell'anno precedente, determinando quella netta. Le detrazioni per ristrutturazione edilizia e miglioramento energetico vengo anche dette credito Irpef per effetto del quale si riduce la capienza Irpef, cioè l'importo dovuto a seguito di un reddito percepito nell'anno solare precedente. Le detrazioni per ristrutturazione edilizia e miglioramento energetico sono disciplinate dalla legge finanziaria emanata per l'anno in cui sono state effettuate le spese; di seguito troverai le guide relative ai vari anni, compresa quella in vigore attualmente. Vediamo come funzionano.

Clicca sull'immagine e troverai tutto ciò che devi sapere in materia di agevolazioni e detrazioni fiscali irpef, qualora tu voglia eseguire opere di miglioramento energetico.

detrazioni fiscali 2019

Per cosa spettano le detrazioni Irpef per ristrutturazione edilizia e miglioramento energetico?

Le detrazioni si dividono essenzialmente in due gruppi, quelle che spettano per il reddito da lavoro percepito e/o per la composizione del nucleo familiare e quelle che ci interessano direttamente e cioè le detrazioni legate a spese effettivamente sostenute per le ristrutturazioni edilizie e quelle sostenute per il miglioramento energetico che di fatto oltre a fornirci un credito Irpef contribuisce ad un risparmio energetico futuro.

Le percentuali di spesa detraibili per il recupero del patrimonio edilizio e per il risparmio energetico variano a secondo dell'anno in cui sono state sostenute e sono disciplinate dalla legge finanziaria emanata dal Governo.

Clicca sull'immagine per visionare l'archivio delle proroghe degli anni precedenti.

archivio incentivi detrazioni fiscali

Quali sono le principali detrazioni Irpef per la ristrutturazione della casa?

L’agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia è disciplinata dall’art. 16-bis del Dpr 917/86 e consiste in una detrazione dall’Irpef di una percentuale delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore ad una certa cifra per unità immobiliare.

Le detrazioni più rilevanti per la manutenzione straordinaria di una casa sono:

Detrazione fiscale manutenzione straordinaria

Detrazione fiscale porte interne

Detrazione fiscale porta blindata

Qualora siate interessati alle detrazioni relative a tali spese, vi invitiamo a leggere il seguente articolo cliccando sull'immagine.

detrazioni irpef ristrutturazione

Quali sono le principali detrazioni Irpef per il Risparmio Energetico?

L'agevolazione consiste in una detrazione fiscale dall'Irpef o dall' Ires ed è concessa quando si eseguono interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti.

Le detrazioni più rilevanti per la riqualificazione energetica di una casa sono:

Detrazione fiscale infissi e serramenti

Detrazione fiscale porte blindate

Detrazioni tende da sole

Qualora foste interessati a detrazioni ed incentivi su infissi, finestre e serramenti, vi invitiamo a leggere il seguente articolo.

detrazioni risparmio energetico

In che tempi possono essere fruite le detrazioni relative a ristrutturazione edilizia e miglioramento energetico?

Le dichiarazioni dei redditi si redige nei primi 6 mesi successivi all'anno solare preso in considerazione. Le detrazioni spettanti si riferiscono allo stesso anno fiscale per il quale si compila la dichiarazione dei redditi che generano un imposizione Irpef e di conseguenza, le detrazioni riducono l'imposta da pagare. Deriva la condizione essenziale per la convenienza della detrazione fiscale Irpef per ristrutturazione edilizia e miglioramento energetico la percezione di un certo reddito, che impone il pagamento dell'imposta Irpef sulla quale sarà effettuata la compensazione del credito, diversamente il credito ottenuto verrà perso, in quanto non è prevista alcuna forma di rimborso. Inoltre alcune detrazioni come quelle per il recupero del patrimonio edilizio o il risparmio energetico vengono fruite in più anni (cinque o dieci) dopo quello in cui la spesa è stata sostenuta.

Clicca sull'immagine per visionare i video tutorial alle detrazioni fiscali.

Come si dimostra il diritto alle detrazioni per la ristrutturazione edilizia e il miglioramento energetico?

Il contribuente è tenuto a conservare - fino alla fine del quarto anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione - la documentazione che dimostra il diritto alla detrazione fiscale.

Questo obbligo risulta semplificato con l'avvento della dichiarazione precompilata: se il contribuente accetta quella inviata dall'Agenzia delle Entrate, non ci saranno più controlli sui documenti. Se la presentasse (anche modificata) attraverso Caf o professionisti abilitati, i controlli saranno a carico degli intermediari, salvo il caso di dolo da parte del contribuente.

In via generale, i pagamenti devo essere dimostrabili tramite bonifici bancari o postali da cui devono risultare specifici elementi.

Scopri come compilare i bonifici per detrazioni fiscali cliccando sull'immagine.

Come calcolare il valore dei beni significativi e ottenere l' Iva agevolata?

La discrezionalità con cui gli installatori, i rivenditori e i produttori di infissi hanno applicato le aliquote IVA nei confronti dei clienti, ha spinto l'Agenzia delle Entrate a chiarire il modo corretto per determinare la quota di assegnazione delle diverse aliquote alle diverse voci di spesa.

La risoluzione n. 25/E del 6 marzo 2015 chiarisce definitivamente che, nell'ipotesi in cui la prestazione comporti la fornitura di "beni significativi" (nell'installazione dei serramenti, gli stessi hanno un valore preponderante sul costo finale), questi devono essere considerati come tali anche nell'ipotesi in cui i medesimi siano installati dalla stessa azienda produttrice.

Clicca sull'immagine per conoscere tutti i dettagli. miglioramento energetico irpef, irpef miglioramento, fiscali, iva.

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Efficienza Energetica Serramenti e Guide ENEA

L'efficienza energetica ha assunto negli anni un'importanza crescente, per via della palese insostenibilità degli attuali ritmi di consumo di materie prime ed emissioni in atmosfera. A fronte della necessità di ridurre i consumi e le conseguenti emissioni, nonché le spese connesse in ogni settore abitativo e lavorativo, sono stati incentivati gli interventi che su tali fattori hanno la maggiore incidenza, per lo più connessi al miglioramento energetico degli edifici e cioè l'efficienza energetica.

Per far fronte a tali esigenze, negli ultimi anni sono emerse normative sempre più stringenti sui livelli di dispersione termica ammissibili nelle nuove costruzioni e negli edifici esistenti qualora sottoposti ad interventi di manutenzione straordinaria.

Clicca sull'immagine per maggiori informazioni.

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Iva esente con il Reverse Charge

esenzione iva con reverse charge

Quando posso ottenere l'esenzione iva ? Che cos'è il Reverse Charge? Leggi questo articolo e potrai trovare le risposte dell'Agenzia delle Entrate e scaricare la circolare in PDF.

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Fatturazione Elettronica

fatturazione elettronica

Dal 31 marzo 2015 esiste l'obbligo della Fattura Elettronica per servizi o forniture rese alla pubblica amministrazione. Visualizza gli esempi di Fatture Elettroniche ad enti pubblici.

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Progettazione, Permessi in Sede

progettazioni e permessi in sede

Eseguiamo in sede la Progettazione, la richiesta dei Permessi Comunali e l'invio telematico all'ENEA per ottenere le detrazioni fiscali per i lavori di miglioramento energetico.

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Pubblicata sul sito Agenzia delle entrate la Circolare 14/E, con chiarimenti all' estensione del reverse charge a Edilizia Settore Energetico e Pallets

reverse charge

La Legge di Stabilità 2015, art.1 commi 629 e 631, modificando gli artt. 17 e 74 del DPR 633/1972, ha disposto la estensione del reverse charge a:

Prestazioni di servizi di pulizia, demolizione, installazione di impianti e di completamento relative a edifici;

Trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra definite all'articolo 3 della direttiva 2003/87/CE;

Trasferimenti di certificati relativi al gas e all'energia elettrica e di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla citata direttiva 2003/87/CE;

Cessioni di gas ed energia elettrica a soggetti passivi-rivenditori;

Cessioni di bancali di lengo (pallet) recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo.

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Estensione Esenzione IVA con "Reverse Charge" - Agenzia delle Entrate

Settore edilizia : la circolare in oggetto ha chiarito che l'applicazione del reverse charge in caso di prestazioni di servizi di pulizia, demolizione, installazione e completamento in relazione ad edifici si applica, a partire dal 1°gennaio 2015, a prescindere dal rapporto contrattuale tra le parti e della tipologia di attività esercitata.

Esso riguarda, dunque, tutte le prestazioni B2B anche da prestatori o verso committenti che non operano nel settore dell' idelizia (es. servizio di pulizia presso uno studio professionale).
Nell'ambito del settore dell' edilizia era già obbligatorio l'utilizzo del "reverse charge" (prima delle Legge di Stabilità 2015) nel caso di prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono attività di costruzione o ristrutturazione di immobili, nei confronti dell'appaltatore principale o di altro subappaltatore.

In tali fattispecie, tuttavia, il meccanismo era obbligatorio solo nei casi in cui (Circolare 37/E del 2006):

il subappaltatore svolgesse attività (in via esclusiva o secondaria) appartenente alla sezione F della classificazione ATECO;

alla base della prestazione sussistesse un contratto di subappalto.

Si sottolinea che le nuove fattispecie elencate applicano il meccanismo del “reverse charge” solo in relazione a prestazioni su edifici, intesi come fabbricati:"qualsiasi costruzione coperta isolata da vie e spazi vuoti, oppure separata da altre costruzioni mediante muri che si elevano, senza soluzione di continuità, dalle fondamenta al tetto, che disponga di uno o più liberi accessi sulla via, e possa avere una o più scale autonome" ad uso abitativo o strumentale, anche in corso di costruzione.

Sono quindi da escludersi prestazioni aventi ad oggetto terreni, parcheggi, piscine, giardini, a meno che non costituiscano parti integranti dell'edificio.

Settore energetico

La norma ha esteso, dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2018, l'applicazione del “reverse charge” allo scambio di certificati e altre unità finalizzate ad incentivare l'efficienza energetica o la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Si tratta non solo dei trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra (scambio istituito dalla Direttiva 2003/87/CE per limitare le emissioni inquinanti in atmosfera), ma anche dei trasferimenti di:

certificati verdi (produzione energia elettrica tramite fonti rinnovabili);

certificati bianchi (risparmio di gas ed energia elettrica tramite sistemi di efficientamento);

garanzie di origine (quota di produzione energia elettrica tramite fonti rinnovabili nel proprio mix produttivo);

unità di riduzione delle emissioni (ERU);

riduzioni certificate delle emissioni (CER).

Pallet Reverse Charge

La Legge di Stabilità 2015 ha modificato l'art.74, comma 7 del DPR 633/1972, estendendo il “reverse charge” alle cessioni di bancali in legno in tutte le fasi successive alla prima (indipendentemente dalla loro inutilizzabilità o meno al termine del primo ciclo di utilizzo).

Fino al 31 dicembre 2014 l'inversione contabile cui faceva riferimento il comma era rivolta alle cessioni di rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi e dei relativi lavori, di carta da macero, di stracci e di scarti di ossa, di pelli, di vetri, di gomma e plastica.

Si ricorda che il meccanismo del “reverse charge” si applica anche relativamente agli acquisti da parte di esportatori abituali e soggetti aderenti al regime forfetario o dei "minimi"; questi ultimi, non potendo esercitare il diritto alla detrazione, verseranno l'imposta a debito e che sono comunque non sanzionabili tutte le inadempienze commesse fino alla data di pubblicazione della circolare, quindi 27 marzo 2015.

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Guarda la Circolare 14/E del 27 Marzo 2015 - Agenzia delle Entrate

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Da Indicare su fattura:

Operazione senza addebito dell’ IVA ai sensi dell’art. 17, comma 6, Lettera A-Ter, DPR n. 633/72 - Applicazione dell'Inversione Contabile (Reverse Charge)

Per altre informazioni su IVA e detrazioni fiscali
Iva e Detrazioni

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Calcolare l'Iva agevolata al 10% sui serramenti, infissi e finestre. L' Agenzia delle Entrate chiarisce come calcolare il valore dei beni significativi.

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La discrezionalità con cui gli installatori, i rivenditori ed i produttori di infissi hanno applicato le aliquote IVA agevolata nei confronti dei clienti, ha spinto l' Agenzia delle Entrate a chiarire il modo corretto per determinare la quota di assegnazione delle diverse aliquote alle diverse voci di spesa.

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La risoluzione n. 25/E del 6 marzo 2015 chiarisce definitivamente che, nell'ipotesi in cui la prestazione comporti la fornitura di beni significativi (nell'installazione dei serramenti, gli stessi hanno un valore preponderante sul costo finale), questi devono essere considerati come tali anche nell'ipotesi in cui i medesimi siano installati dalla stessa azienda produttrice.

All'attività di fornitura e posa dei serramenti deve essere applicata in aliquota differente l'IVA, calcolata nel seguente modo: alla manodopera per la posa in opera si applica il 10%; il 10% si applica quindi su una quota parte del valore degli infissi (beni significativi) fino ad eguagliare l'importo della manodopera; la quota rimanente, relativa ai beni significativi, va fatturata con IVA al 22%.

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RISOLUZIONE N. 25/E

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Direzione Centrale Normativa

Roma, 6 marzo 2015

OGGETTO:

Consulenza giuridica - Centro di assistenza fiscale per gli artigiani e le piccole imprese – Fornitura di beni significativi nell’ambito degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su immobili a prevalente destinazione abitativa – Art. 7, comma 1, lett. b), della Legge 23 dicembre 1999, n. 488.

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Con la richiesta di consulenza giuridica specificata in oggetto, concernente l’interpretazione dell’art. 7, comma 1, lett. b), della Legge n. 488 del 1999, è stato esposto il seguente

QUESITO

L’istante, società di servizi dell'Associazione ALFA, chiede chiarimenti in merito all'aliquota IVA applicabile agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili abitativi, nel caso in cui le prestazioni di servizi comportino la fornitura di “beni significativi” individuati nell’elenco contenuto nel D.M. 29 dicembre 1999.

In particolare, l’istante solleva il problema di come determinare il valore dei beni significativi nel caso di imprese artigiane che, sulla base di contratti di appalto commissionati dagli utenti finali, producono infissi su misura per poi installarli.

Nello specifico, l’istante prospetta tre possibili diverse soluzioni:

a. Considerare solo la materia prima utilizzata dal produttore;

b. Considerare anche gli altri oneri di produzione, come il costo del lavoro degli addetti alla produzione;

c. Assoggettare ad aliquota ridotta l'intero valore della prestazione, considerando irrilevante il valore del bene significativo.

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SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DALL’ISTANTE

L’istante fa presente che gli operatori del settore propendono per la soluzione interpretativa di cui alla suddetta lettera c).

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PARERE DELL' AGENZIA DELLE ENTRATE

L'art. 7, comma 1, lett. b), della Legge 23 dicembre 1999, n. 488, ha previsto l’aliquota Iva ridotta del 10 per cento per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria di cui all’art. 31, primo comma, lettere a) e b), della Legge 5 agosto 1978, n. 457, purché siano eseguiti su immobili a prevalente destinazione abitativa privata. L’agevolazione, che riguardava solo le fatture emesse nel periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2000, è stata prorogata per diverse volte fino a tutto il 31 dicembre 2010. Da ultimo, la legge finanziaria 2010, in linea con le modifiche apportate dalla Direttiva 2009/47/CE del 5 maggio 2009 (che aveva aggiunto il punto 10-bis all’allegato III alla Direttiva 2006/112/CE), ha prolungato a tempo indeterminato l’agevolazione, che così diventa a regime.

L’agevolazione riguarda le prestazioni di servizi complessivamente intese, per cui si estende, in linea generale, anche alle materie prime e semilavorate ed altri beni necessari per i lavori forniti nell’ambito dell’intervento agevolato. Detti beni, infatti, confluiscono nel valore della prestazione e non si rende necessaria una loro distinta indicazione ai fini del trattamento fiscale. A tale regola fanno però eccezione, come chiarito nella Circolare del 7 aprile 2000, n. 71/E, i beni cosiddetti di valore significativo, la cui individuazione è stata effettuata tassativamente con decreto del Ministero delle Finanze 29 dicembre 1999 (tra i quali sono ricompresi gli infissi interni ed esterni).

Ai beni elencati nel predetto decreto ministeriale (per i quali in via normativa è stata posta la presunzione che il loro valore assuma una certa rilevanza rispetto a quello delle forniture effettuate nell’ambito delle prestazioni agevolate), infatti, l’aliquota ridotta si applica solo fino a concorrenza del valore della prestazione, considerato al netto del valore dei predetti beni.

Tale limite di valore deve essere individuato sottraendo dall’importo complessivo della prestazione, rappresentato dall’intero corrispettivo dovuto dal committente, soltanto il valore dei beni significativi. Il valore delle materie prime e semilavorate, nonché degli altri beni necessari per l’esecuzione dei lavori, forniti nell’ambito della prestazione agevolata, non deve essere individuato autonomamente in quanto confluisce in quello della manodopera.

Come chiarito dalla sopra citata Circolare, la ratio dell’art. 7, comma 1, lett. b), della Legge n. 488 del 1999 è quella di agevolare le prestazioni di servizi aventi ad oggetto la realizzazione degli interventi di recupero, a prescindere dalla circostanza che l’intervento stesso si realizzi mediante un contratto di appalto ovvero una cessione con posa in opera. Da ciò discende che, ogni qualvolta nell’ambito dell’intervento vengano forniti dei beni di valore significativo, l’aliquota agevolata sarà applicabile con le limitazioni previste per tali beni, indipendentemente dalle modalità contrattuali utilizzate per realizzare l’intervento stesso.

Nel caso di specie, le operazioni poste in essere dalle imprese artigiane sembrano riconducibili al contratto di “cessione con posa in opera”, dove l’obbligazione di dare (cessione) prevale su quella di fare (prestazioni di servizi). Lo scopo dell’impresa artigiana è, infatti, quello di produrre infissi in serie con caratteristiche standardizzate, seppur tenendo conto di semplici variazioni di misura in relazioni alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente, e di cederli con posa accessoria.

In tal senso si è già espressa l’Amministrazione Finanziaria la quale, con risoluzione n. 3600009 del 5 luglio 1976, ha avuto modo di precisare che - in assenza di clausole contrattuali che obblighino l’assuntore a realizzare un quid novi rispetto all’ordinaria serie produttiva - è considerato contratto di vendita di beni la fornitura, anche se con posa in opera, di impianti di riscaldamento, condizionamento d’aria, infissi etc., qualora il fornitore sia lo stesso fabbricante o chi fa abitualmente commercio di detti prodotti.

Le operazioni poste in essere dalle imprese artigiane potrebbero, però, così come prospettato dall’istante, essere riconducibili anche ad un contratto di appalto, dove, quindi, l’obbligazione di fare prevale rispetto all’obbligazione di dare e il bene significativo viene realizzato sulla base delle specifiche richieste del cliente, con caratteristiche non standardizzate.

Tuttavia, come già anticipato, sia nel caso in cui le operazioni poste in essere siano riconducibili a un contratto di cessione con posa in opera sia nel caso in cui siano riconducibili a un contratto di appalto, ai fini dell’individuazione dell’aliquota Iva applicabile, la fornitura degli infissi rileva come fornitura di beni significativi.

Pertanto, in entrambe le ipotesi, l’aliquota Iva agevolata è applicabile al valore degli infissi costruiti dall’azienda installatrice entro gli anzidetti limiti previsti per i “beni significativi”.

Il valore dei suddetti “beni significativi” va determinato in base ai principi di carattere generale che disciplinano l’imposta sul valore aggiunto, non contenendo la norma agevolativa alcuna previsione in ordine alla quantificazione dell’imponibile.

In particolare, come precisato nella Circolare del 7 aprile 2000, n. 71/E, “assume rilievo l’art. 13 del D.P.R. n. 633 del 1972 in base al quale la base imponibile Iva è costituita dall’ammontare dei corrispettivi dovuti al cedente o al prestatore secondo le condizioni contrattuali. Come valore dei beni elencati nel decreto ministeriale 29 dicembre 1999 deve quindi essere assunto quello risultante dall’accordo contrattuale stipulato dalle parti nell’esercizio della loro autonomia privata”.

A tal riguardo, si è dell’avviso che il suddetto valore, pur nel rispetto dell’autonomia contrattuale della parti, deve tener conto di tutti gli oneri che concorrono alla produzione dei suddetti beni significativi e, dunque, sia delle materie prime che della manodopera impiegata per la produzione degli stessi.

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Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.

IL DIRETTORE CENTRALE

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Obbligo della Fattura Elettronica per servizi o forniture rese alla pubblica amministrazione. Esempi di Fatture Elettroniche a enti pubblici.

Tag: Obbligo Fattura, obbligo elettronica, pubblica, amministrazione, enti, pubblici, obbligo, servizi, esempi, forniture, obbligo fattura elettronica.

LE OPERAZIONI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E LA FATTURAZIONE ELETTRONICA.

Dal 31 marzo scorso qualsivoglia ente della Pubblica Amministrazione non pagherà alcun fornitore se non a fronte di ricezione, tramite l’apposita piattaforma telematica (SDI - Sistema di Interscambio), di una fattura elettronica in formato “Fattura PA” che deve essere conservata digitalmente per un periodo di 10 anni.

Laddove la fattura dovesse essere emessa ed inoltrata con modalità diverse, la stessa non verrà pagata dal soggetto pubblico. Dunque, le fatture cartacee saranno respinte. Le ultime a cui è scattato l'obbligo, con decorrenza 31 marzo 2015, sono le Amministrazioni Autonome (e, dunque, i Comuni) – e ogni altra Amministrazione pubblica.

Come si evince dal sito www.indicaPa.gov le Amministrazioni pubbliche in Italia sono oltre 21.000.

fatturazione elettronica enti pubblici

Clicca sull'immagine per scaricare i Ns. dati per la Fatturazione Elettronica

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Tag: obbligo per forniture e servizi per la pubblica amministrazione, obbligo servizi per la pubblica amministrazione, obbligo servizi per enti pubblici

CHI HA L'OBBLIGO DELLA FATTURA ELETTRONICA

Hanno l'obbligo, in via generale, alla Fattura elettronica i seguenti soggetti:

Tag: pubblica amministrazione, esempi fattura elettronica pubblica amministrazione

- Amministrazioni pubbliche che devono emettere fatture elettroniche a carico di altre amministrazioni pubbliche;

- Amministrazioni pubbliche che ricevono fatture dai propri fornitori (pubblici o privati sia per servizi che forniture);

- Imprese e lavoratori autonomi privati che debbono emettere proprie fatture a carico di amministrazioni pubbliche;

- Tutti coloro i quali intendono gestire le fatture (emesse e in taluni casi ricevute) in modo elettronico a prescindere dal soggetto (pubblico o privato) destinatario/emittente la fattura;

- Operatori professionali del settore che intendono garantire ai propri clienti il servizio di predisposizione, invio e conservazione delle fatture in formato elettronico.

Alcuni esempi per essere più chiari:

In linea di principio deve essere emessa fattura elettronica qualunque operazione soggetta a fatturazione se il destinatario è una amministrazione pubblica; dunque, le operazioni in questione, in via generale riguardano:

- cessione di beni e forniture;

- prestazioni di servizi.

Si prescinde dalla configurazione giuridica del rapporto (mera cessione, di fornitura periodica, di appalto, di somministrazione, di consulenza, etc.).

Si tratta di casi assai più diffusi di quanto si creda:

- il geometra che predispone una perzia per un Comune relativamente ad un terreno da lottizzare;

- l’avvocato che difende un ente pubblico in giudizio;

- un professionista che tiene delle lezioni alla Scuola superiore della PA o alla Scuola superiore dell’economia e delle finanze;

- il meccanico che esegure riparazioni alle autovetture della polizia, dei carabinieri o dei VVFF;

- la ditta che realizza un impianto di ossigeno in una ASL;

- l’impresa di costruzioni che esegure riparazioni su un immobile della Regione;

- l’elettricista che esegue il rifacimento dell’impianto elettrico di una comunità montana;

- l’impresa di pulizia che gestisce l’appalto in un ente pubblico;

- il sindaco o revisore di un ente di assitenza sociale;

- una impresa che fornisce materiale di cancelleria ad una cassa di previdenza.

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FATTURA ELETTRONICA PA - SOLO FORMATO XML

Il formato della fattura trasmessa ad una amministrazione pubblica deve essere necessariamente un file XML (eXtensible Markup Language). Questo formato è l’unico accettato dal Sistema di interscambio (Sdi) di cui si avvale la PA. Inutile dilungarsi sul punto; basti sapere che è possibile alternativamente:

- Digitare la fattura direttamente in formato XML tramite appositi software;

- Digitare la fattura in altro formato (sempre che abbia tutti i numerosi contenuti obbligatori previsti per la fattura elettronica alla PA) e trasformarla poi con appositi software in formato XML.

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FATTURA ELETTRONICA PA
IL CONTENUTO OBBLIGATORIO

Gli elementi obbligatori che deve contenere una fattura PA sono stabiliti dal regolamento di cui al D.M. n. 55/2013. Si fa presente che la trasmissione è vincolata alla presenza del codice identificativo univoco dell'ufficio destinatario della fattura riportato nell'Indice delle Pubbliche Amministrazioni.

FATTURA ELETTRONICA PA
FIRMA QUALIFICATA

La fattura elettronica emessa ad una amministrazione pubblica deve essere firmata elettronicamente dal fornitore. Ed infatti, l'autenticità dell'origine e l’integrità del contenuto sono garantiti tramite l’apposizione della firma elettronica qualificata di chi emette la fattura.

Tag: forniture per la pubblica amministrazione, forniture per enti pubblici, obbligo per forniture pubblica amministrazione, obbligo per forniture enti pubblici, obbligo enti.

Per altre informazioni su IVA e detrazioni fiscali
Iva e Detrazioni

Tag: obbligo per forniture e servizi per enti pubblici, servizi per la pubblica amministrazione, servizi per enti pubblici.

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Vuoi usufruire della detrazione fiscale Ecobonus del 50% su Infissi e Serramenti ? Ecco come compilare i Bonifici Bancari con Torino Finestre.

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bonifici detrazione fiscale

Benvenuti sulla pagina pagamenti di Torino Finestre, qui troverete tutte le istruzioni necessarie per compilare i bonifici bancari o postali con cui pagare le spese e fatture relative alla ristrutturazione edilizia e/o alla detrazione fiscale Irpef del 50% per il miglioramento dell'efficienza energetica, detta Ecobonus, ottenuta in seguito alla sostituzione di serramenti, infissi e finestre.

Torino Finestre ha redatto questa guida illustrata con consigli su come evitare eventuali errori nel compilare un bonifico bancario o bonifico postale, necessario per ottenere le detrazioni fiscali dall'Irpef per il risparmio energetico.

Come compilare i bonifici per la detrazione fiscale

Per usufruire della detrazione fiscale Irpef al 50% per lavori di ristrutturazione edilizia o per il miglioramento energetico degli edifici è necessario che le spese siano pagate obbligatoriamente con bonifico bancario o postale, contenente precisi elementi.

La corretta compilazione dei bonifici per pagare le spese relative ad interventi di ristrutturazione, restauro e risanamento conservativo è, infatti, una condizione necessaria per il contribuente che intende usufruire della detrazione Irpef al 50%.

Tale detrazione è stata recentemente oggetto di novità con la legge di bilancio 2018, la legge ha previsto in particolare la proroga al 31 dicembre 2018 con il limite massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare.

Tra gli adempimenti richiesti al contribuente che vuole usufruire della detrazione Irpef per ristutturazioni i miglioramento energetico, rimane fermo il pagamento con bonifico bancario o postale delle spese di ristrutturazione edilizia, da cui devono risultare specifici elementi come:

- La causale del versamento, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del Dpr 917/1986)

- Il codice fiscale del soggetto che effettua il bonifico ed intende usufruire della detrazione Fiscale Irpef.

- Il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento, cioè il fornitore.

- Causale dei Bonifici.

Ecco un esempio di bonifico per detrazioni Irpef, con l'indicazione della Causale

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Non sempre è possibile pagare tutte le spese con bonifico bancario o postale ad esempio, gli oneri di urbanizzazione, i diritti pagati per concessioni, autorizzazioni e denunce di inizio lavori, le ritenute fiscali sugli onorari dei professionisti, le imposte di bollo, pertanto sono ammesse anche altre modalità di pagamento.

Se vi sono più soggetti che sostengono la spesa di ristrutturazione, e tutti intendono usufruire della detrazione fiscale irpef per ristrutturazione o sostituzione di serramenti, infissi e finestre al 50%, il bonifico deve riportare il numero di codice fiscale delle persone interessate al beneficio fiscale.

Per gli interventi realizzati sulle parti comuni condominiali, oltre al codice fiscale del condominio, è necessario indicare quello dell’amministratore o di altro condomino che effettua il pagamento.

Si ricorda che al momento del pagamento del bonifico, banche e poste devono operare una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta dovuta dall’impresa che effettua i lavori.

Trattasi di una disposizione attraverso la quale viene anticipato all’Erario una parte di prelievo da operarsi nei confronti di coloro in favore dei quali vengono accreditati compensi per la realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio. Dal 6 luglio 2011 la ritenuta è pari al 4%.

Originariamente la detrazione per ristrutturazione era al 36%. Cosa succede se nel bonifico è indicata la normativa precedente relativa al bonus 36%? In tal caso, secondo una nota della Direzione regionale delle entrate del Piemonte (consulenza giuridica n. 901 del 6/2013), la detrazione al 50% è comunque fruibile.

Proprio in relazione ad eventuali errori nella compilazione del bonifico l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 55/E del 2012 ha fornito le sue precisazioni. Laddove infatti vi sia coincidenza tra il soggetto ordinante il bonifico bancario e il soggetto destinatario della fattura, nonché tra la ditta a favore della quale è stato emesso il bonifico bancario e quella che ha emesso la fattura, l’incompletezza dei dati esposti nel bonifico può essere colmata fornendo alla banca, ove è stato effettuato il bonifico, il proprio codice fiscale, il numero di partita IVA della ditta beneficiaria del bonifico e gli estremi della norma agevolativa.

Secondo l’Agenzia inoltre la non completa compilazione del bonifico bancario/postale pregiudica sì il rispetto da parte delle banche e di Poste Italiane SPA dell’obbligo di operare la ritenuta disposta dall’art. 25 del DL n. 78 del 2010 all’atto dell’accredito del pagamento, ma la detrazione per ristrutturazione può essere riconosciuta se si procede comunque alla ripetizione del pagamento alla ditta beneficiaria mediante un nuovo bonifico bancario/postale nel quale siano riportati, in maniera corretta, i dati richiesti dal citato art. 1, comma 3, del DM n. 41 del 1998, in modo da consentire alle banche o a Poste Italiane SPA di operare la ritenuta del 4%, secondo il disposto dell’art. 25 del DL n. 78 del 2010.

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